L’Attrito – Intervista alla Band

L'Attrito

Ciro – Voce

Giovanni – Batteria

Marco – Chitarra

Claudio – Basso

Scendo dalla macchina e mi avvio alla sala prove dove dovrei intervistare la band L’AttritoMi sento in difetto a portare due amici con me all’intervista. Amici fidati, ma c’è sempre la possibilità di creare tensione di fronte ad estranei. Si possono bloccare gli intervistati, e questo lo so anche se sono un giornalista amatoriale. Con una band del pavese sarei stato più convinto, perché ho visto che aria tira tra i musicisti. Ma qui siamo nel giro milanese e corro un piccolo rischio, sebbene calcolato. Marco, il chitarrista, ci aspetta fuori dalla sala prove e ci accompagna a conoscere la band. Vedo già un’aria familiare.

Spirito Giovane: «Com’è la situazione per le band di inediti a Milano?».

Ciro: «Le agency stanno stringendo sempre più contratti con i locali, ostacolando sempre più. Per esempio, è vietato suonare il venerdì e il sabato o non puoi parlare direttamente col gestore del locale. Sta diventando assurdo».

Claudio: «Una volta c’erano locali con abitudinari e non c’era bisogno di pubblico, adesso i locali lo pretendo da te! Per questo si suona di più nei circoli ARCI e nelle feste di paese: meno paletti e magari più gente. Il problema è che a volte queste feste sono fuori mano».

Marco: «Da una lato i locali ti obbligano a portarti il pubblico, dall’altro se vuoi avere amici a sentirti e non sei in un locale devi chieder loro di farsi chilometri, magari solo per mezz’ora di spettacolo».

Claudio: «Il cambiamento è avvenuto negli ultimi mesi, perché lo scorso anno abbiamo fatto parecchie date».

S.G.: «Da quando respirate quest’aria?».

Claudio: «Dal 2008. Io e Giovanni eravamo in un gruppo di rock elettronico che poi si è sciolto».

Giovanni: «Abbiamo continuato per un po’ di tempo collaborando con il chitarrista di quel progetto. Si è aggiunto a noi Ciro e così è nata la nostra prima formazione».

Claudio: «Non avendo un addetto all’elettronica ci aiutavamo con delle basi registrate per i live. Dopo qualche tempo il nostro chitarrista è uscito, il classico cambio di formazione che non manca mai nella storia di una band».

Ciro: «Marco è stata una aggiunta positiva. Con lui abbiamo deciso di modificare il nostro approccio proprio all’elettronica».

Marco: «Se vogliamo inserirla nei pezzi ora facciamo affidamento ad effettistica per i nostri strumenti anziché dipendere dal computer. In fase compositiva abbiamo guadagnato velocità e tolto i limiti che ci imponeva avere una base da seguire senza sbavature».

S.G.: «Come fate a comporre nel vostro genere?».

Marco: «Non pensiamo al genere quando componiamo, né credo di poterci etichettare in un genere. In un contest ci avevano giudicati come “troppo rock per essere pop, troppo pop per essere rock” ed è vero – lo usiamo anche come motto».

Claudio: «Ovviamente, quando riconosci di aver composto un buon pezzo e senti che “appartiene” alla band, non hai bisogno di etichettare la cosa».

Ciro: «Anche perché se componiamo a tavolino non tiriamo fuori niente!».

Giovanni: «Quando ci abbiamo provato è venuto fuori poco».

Claudio: «Ci affidiamo maggiormente ad un istinto fluido, componiamo con delle jam session…».

Ciro: «…che registro col cellulare, soprattutto se l’istinto corrisponde alla prima jam della serata».

Marco: «Strutturalmente non cambiamo molto da quella jam alla forma finale del pezzo, è più uno studio del suono e del feeling che vogliamo trasmettere con la canzone».

Ciro: «In questo periodo stiamo attraversando anche una buona fase compositiva, vuoi per il fatto di aver ridotto i live, vuoi perché abbiamo trovato l’equilibrio ideale grazie alle esperienze condivise in questi anni».

Giovanni: «Marco ci ha aiutato molto a elaborare questo “metodo”, perché prima eravamo più pasticcioni. Forse grazie anche alla sua istruzione classica».

S.G.: «La composizione dove vi sta portando?».

Claudio: «Abbiamo fatto due demo. Il primo erano pezzi di vecchia data, il secondo è del 2011 e contiene nove tracce buona-la-prima, perché attualmente costa molto incidere musica…».

Marco: «…ma stiamo pensando di registrare altri cinque pezzi con una produzione più solida».

S.G.: «Le soddisfazioni ci sono state?».

Claudio: «Un nostro pezzo, Funk, è stato scelto e mixato dalla CDF Produzioni di Catania per essere trasmesso dalle radio locali italiani che poteva raggiungere».

Marco: «Inoltre proprio oggi la commissione del Tour Music Fest ha accettato la nostra partecipazione, una bella notizia, tra l’altro inaspettata!».

S.G.: «Niente genere, ma bagagli musicali differenti…».

Claudio: «Sì. La mia adolescenza l’ho passata nel punk, che amo tuttora, soprattutto i Pankreas che sono della mia zona. Poi l’hard rock, il prog rock e l’alternative italiana…».

Marco: «Oltre alla già citata musica classica, adoro ascoltare musicisti solisti, come Jeff Beck ad esempio».

Giovanni: «Io dovrei darti un genere per ogni annata della mia vita, ma restringo tutto e dico hard rock, specialmente anni ‘70».

Ciro: «Non ho un genere o un musicista preferito, mi concentro su singoli pezzi».

S.G.: «Siete una band giovane o coraggiosa?».

Marco: «Coraggiosi per non avere un genere di riferimento».

Claudio: «Forse questo ci rende anche un pizzico “giovani”, nel senso di originali».

Ciro: «Ad ogni modo la forza del gruppo. Abbiamo un pubblico molto variegato, che spazia dai giovani ragazzini agli adulti, abbiamo libertà sulla composizione e ci divertiamo. Non abbiamo necessità di essere inquadrati».

Torniamo alla macchina e gli amici mi dicono che è stato interessante. L’autostrada mi fa ripensare ad un’altra intervista. Là ero da solo. Grossomodo, molte delle risposte che ricevo dalle band sono le stesse, ma non perché la domanda sia identica. Le esperienze delle band sono simili e nel loro destino vedo la stessa aria. Anche i miei pochi lettori dicono che leggermi è interessante. Mi piacerebbe che lo fosse anche per produttori, per le agency, per i locali… Ma corro rischi, sono solo un giornalista amatoriale e il mio destino è lo stesso perché sono anche un musicista, proprio come loro. Per ora, tra chi fa musica e chi la produce, vedo soltanto attrito.

 

Con un ringraziamento ad Alessandro e Giacomo per il supporto morale e tecnico.

spirito giovane

  3 comments for “L’Attrito – Intervista alla Band

  1. Giacomo
    14 luglio 2014 at 14:08

    interessante conoscere qualcosa di un mondo di cui non sai nulla :)
    Utilizzare il nome della band per concludere una frase in maniera epica! Complimenti ^^
    P.s.
    Vorrei sapere come Ciro coltiva la sua barba

    • Ciro
      23 luglio 2014 at 10:20

      Caro giacomo tanta pazienza!! E tanta cura .. Allontana il rasoio dalla tua vista per qualche mese… E il gioco e’fatto …ahahahahahahahahh

  2. Alessaandro
    14 luglio 2014 at 18:36

    BEllissimo! :) la prossima volta che vai contami, se non ho impegni ti faccio comagnia! ;)

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