Cinque anni di UAU magazine: noi, voi, gli altri

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Oggi UAU magazine compie cinque anni. Festeggiamo in modo sobrio, come di consueto, e sfruttiamo questa occasione per fare il nostro bilancio personale. Noi, voi e gli altri sono gli ingredienti necessari per costruire un magazine: non basta scrivere articoli e pubblicarli, come qualcuno di voi potrebbe credere. Noi, voi e gli altri significa molteplici e multidisciplinari variabili in gioco, oltre a differenti punti di vista che devono essere presi in considerazione. Questi cinque anni di attività sono stati senza ombra di dubbio, lasciatecelo dire, una prova di tenacia inconfutabile.

Noi || Il nostro percorso è di continua crescita, sia come magazine, che soprattutto come persone. Fra i passaggi significativi della nostra storia editoriale ricordiamo l’edizione mensile cartacea stampata in 5.000 copie, la successiva ideazione di un prodotto editoriale nuovo e conseguentemente il cambiamento di formato – così da innovare un format che non era più sostenibile – l’impegno profuso sul sito web e una corretta e proficua gestione dei social network. Negli ultimi mesi abbiamo lavorato a un ulteriore aggiornamento del sito internet in termini di contenuti e di formato e abbiamo fondato Audentes, l’associazione culturale che è diventata editore di UAU magazine.

Nel mezzo ci sono cinque anni di rapporti con le persone: la parte più interessante e bella e dalla quale sono nati rapporti di amicizia, di lavoro, di amore, ma anche scontri e incomprensioni, come è naturale.

Voi || Collaboratori e lettori, due platee ben distinte, ma ugualmente importanti per noi. Ai primi abbiamo dedicato un editoriale, critico ma costruttivo, al nostro terzo anno. Ogni collaboratore è un pezzo fondamentale di UAU magazine; di contro, il magazine stesso deve essere un loro biglietto da visita spendibile in qualsiasi occasione. Il nostro obiettivo, rispetto a tutte le ragazze e i ragazzi con cui abbiamo collaborato, come sarà con coloro coi quali collaboreremo in futuro, è di instaurare un rapporto di impreziosimento reciproco. Abbiamo sempre imparato dai nostri collaboratori: da alcuni abbiamo appreso nuovi punti di vista, nuove realtà, da altri, paradossalmente, abbiamo capito come non bisogna comportarsi, ma anche questa la consideriamo un’importante risorsa acquisita.

Ai nostri lettori non resta che dire grazie

per la presenza,la costanza e l’apprezzamento dimostrato in questi anni, anche sui nostri canali social. Ci avete regalato un dono che non si può comprare: l’attendibilità della fonte. Vi promettiamo che non svenderemo o tradiremo mai questo ideale.

Gli altri || Nel 2009 non eravamo persone così attente al mondo dell’editoria e dell’informazione in generale, ma la passione ci ha portato a informarci sempre più, a diventare sempre più attenti, competitivi e capaci.

Nel 2009 Facebook era terra di pochi, Twitter non esisteva e gli smartphone non avevano ancora contaminato la nostra esistenza. Per i giornali la carta era ancora un must e nessuno parlava di notizie virali, ma tutto stava per cambiare. Infatti, proprio questi ultimi cinque anni, hanno portato una vera e propria rivoluzione nel mondo dell’informazione, del giornalismo e più in generale del modo di rapportarsi fra le persone. La nostra vita quotidiana è tempestata di informazioni, più o meno utili, più o meno affidabili, più o meno vere e questo è dovuto principalmente all’aumento esponenziale delle fonti di informazione. Anche i nostri amici di Facebook sono diventati fonti di informazione: così, ad esempio, se abbiamo mille amici “social”, possiamo immaginare per assurdo che le nostre fonti di informazione siano almeno mille, considerando solo i social network. Queste molteplici fonti sociali hanno un ruolo cruciale nella cosiddetta viralità, ovvero nella capacità di diffondere un’informazione, quasi fosse un virus, mediante il meccanismo della condivisione. Vere e proprie testate come BuzzFeed vedono un’ascesa impetuosa – al punto di superare il New York Times in numero di visite – in pochi mesi grazie alla diffusione di notizie virali. La formula del successo è semplice: notizia virale + diffusione sui social network = enorme numero di viste. Così vengono studiati i metodi e generate informazioni più disparate allo scopo di far visite. La viralità è il mezzo – a costo di mettere in secondo piano la vera informazione – per generare visite. Nelle “10 cose che non piacciono ai gatti” non vediamo nessuna informazione utile; tuttavia, una “non notizia” del genere avrebbe un’altissima viralità e porterebbe numerose visite. L’aspetto pericoloso di questo trend è la potenziale deformazione delle notizie reali per renderle più virali.

Così potrebbe capitare che alcune fonti battano la notizia di Schettino che ha una cattedra all’Università La Sapienza di Roma, quando in realtà ha fatto un breve intervento di 15 minuti, solo per rendere la notizia più virale. Oggi la ricerca di condivisione da parte delle redazioni è così spasmodica da lasciare dei dubbi sull’attendibilità di una notizia (“Clicca per scoprire chi è l’assassino…” era uno dei tanti titoli che imperversavano sulle testate nei social, sfruttando il caso della piccola Yara). L’unica scelta saggia, da parte del lettore attento, sta nel selezionare accuratamente e con giudizio le fonti.

La soluzione da parte delle redazioni sta nell’equilibrio. Annusare la notizia che può generare interesse nel lettore è sicuramente una qualità positiva del giornalista, da sempre. Dare priorità alla qualità dell’informazione rispetto alla viralità è una scelta editoriale. Allo stato attuale molte testate sembrano soffrire di una doppia personalità, quasi fossero incapaci di fare una scelta editoriale netta e così alternano “non notizie” prettamente a scopo virale a editoriali di qualità.

Siamo convinti che con il passare del tempo conterà sempre di più l’autorevolezza e l’affidabilità, qualità che un giornale online deve guadagnarsi sul campo e nel tempo. Solo la qualità, la semplicità e la settorialità, unite a piani editoriali sostenibili saranno i veri ingredienti di successo per una testata. Non vediamo terreno fertile per l’informazione online a pagamento, come prospettato più volte da Beppe Severgnini (siamo una generazione cresciuta, da Napster in poi, con la concezione di ricevere tutto gratis dalla rete: musica, video, film e, quindi, perché non l’informazione?), e tantomeno vediamo terreno fertile per le “non notizie” virali.

Il mondo dell’informazione sta subendo in questi anni cambiamenti epocali, che non hanno, a oggi, carattere innovativo. Questo vuol dire che la sfida è più che mai aperta, anche se difficile e, forse anche per questo, interessante.

Noi, voi, gli altri sono i tre punti cardine dell’attività di UAU magazine, la traccia da seguire per non perdere la giusta via e gli ingredienti essenziali per continuare a crescere, prima di tutto, ci auguriamo, come persone.

Fabio Lunghi, Lorenzo Meazza


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