Brave Young Spirit: Spirito Giovane intervista Metrico

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Io odio il rap. Metrico, al tempo Riccardo Vojvoda, è un rapper.

Basterebbe questo a rendere particolare l’intervista che segue.

Ascolto “Persona”, il suo EP pubblicato su Bandcamp. Mi piace. Lo riascolto. Mi piace ancora di più. Continuo ad ascoltarlo mentre cerco il suo contatto. È un pomeriggio uggioso di ottobre quando skypiamo. Voglio proprio chiedergli due cose sul rap, visto che ne so poco, e sulla sua capacità di farsi piacere anche ad un “hater” del rap come me.

 

S.G. «Chi è la persona dell’album di Metrico?».

Metrico «Bella domanda! [ride, ndr] Facciamo così, ti spiego un attimo meglio… la parola persona mi piace molto e l’ho scelta sia per come suona la parola, sia per il soggetto di “persona” che pensavo di essere durante e dopo il periodo di “vita parigina”, appena finito. A Parigi… ero ancora nel periodo universitario, tra fancazzismo e voglia di fare… mi sono ritrovato a confrontarmi con l’essere nessuno, con la fatica di sentirmi isolato in un mondo pieno di gente – diverso da Pordenone, dove invece la realtà è più provinciale. A sottolineare questo c’è anche un gioco di parole, che mi piace molto, per cui personne in francese viene usato anche nel senso di “nessuno”».

 

S.G. «Cosa pensi potrebbe rappresentare l’EP per chi ti ascolta?».

Metrico «Al contrario di molto rap, il mio stile (per ciò che vedo, perché è difficile giudicarsi) è dedicato a gente che ha già una “certa età”, più di un adolescente – a parte alcuni tratti più esibizionisti, dove ci sono parolacce e metriche usate per giochi di flow (che fa bene all’orecchio). Sono testi maturi e maturati, scritti forse di getto, ma dotati di un grosso lavoro di riflessione. Io ho cominciato a rappare a 16 anni, insieme a Gio Green – eravamo un duo chiamato Scettici che faceva live nel periodo 2004/2005. Mi chiamavo Metrico, proprio come ho deciso di chiamarmi per questo EP. Poi ho conosciuto un altro amico, Mirty, con il quale ho fatto (e continuo a fare) rap e freestyle per parecchi anni con il nome di Trich, e continuo tuttora. Per un bel po’ ho perso la possibilità di far rap, per via del viaggio a Parigi; con questo ho perso anche la bussola: mi sembrava di aver meno interesse a produrre in una situazione particolare come quella che vivevo in Italia e quel sentimento ha continuato anche all’estero».

 

S.G. «Cosa ti dà la tua attività da “produttore” e musicista?».

Metrico «In realtà, con la musica ho appena ricominciato visto anche il periodo parigino… quindi come domanda è strana! Ho uno studio di registrazione, tu vedi questo lato ma c’è anche la stanzetta di registrazione i piatti e altra attrezzatura [mi gira la webcam per farmi vedere, ndr]. Io ho studiato Musica e Nuove Tecnologie al Conservatorio G.Tartini di Trieste, poi sono finito alla SAE Institute a Milano e infine Parigi, Ingegneria del Suono. Quindi ho le capacità per produrre e fare musica, ma prima di iniziare a studiare già facevo rap: giravo col fratello minore di Gio Green che ascoltava rap e mi fecero sentire Snoop Dog, Warren G e altri. Ora, dopo tanti anni ho aperto una partita IVA e cerco di muovermi nell’ambiente, mentre con mio fratello curiamo anche qualche progetto video per youtube. Per ora rappo perché mi piace e perché posso trattare qualsiasi cosa sia suono, per il futuro si vedrà!».

 

S.G. «Come valuti il rap in Italia?».

Metrico «Io sono contentissimo che sia diventato “pubblico”, perché quando ho iniziato io era scemato dopo il boom degli anni ’90. Ho ascoltato le prime track nei primi del 2000 e sono nato con l’idea che il rap fosse qualcosa di nicchia; quando nel 2006 sono usciti Mondo Marcio e Fabri Fibra ero tra quelli gasati, più per il fatto del ritorno del rap che per altro –sono un po’ fuori dal giro dell’hip pop, ma se devo dire qualcosa su questo genere è che non adoro molto l’autocelebrazione di alcune track, mentre preferisco le rime serrate».

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S.G. «Le composizioni che tu crei a che “genere” o sottogenere del rap si collegano?».

Metrico «È vero che le mie sonorità non sono hip pop, ma ti spiego come funziona per me. Quando io compongono mi propongo un obiettivo sonoro mentale e cerco di ottenerlo; ma nove volte su dieci io non lo raggiungo e ottengo sempre qualcosa di diverso. Prendi questo EP, ti racconto un po’ della sua genesi. C’è un produttore di Torino, Aleaka, che ha prodotto un rapper trevigiano, Cali; sta di fatto che questo rapper ha fatto un pezzo, Tentativi, su una base di Aleaka e sono rimasto sconvolto dalla qualità del suono e dalla bellezza della traccia; sono andato a cercare le basi di questo producer, ne ho trovate quattro a caso e ci ho scritto sopra questi pezzi dell’EP di getto. Ho contattato Aleaka e ho scoperto che tutte le basi erano usato già per il furuto album di Cali – questo significava non poterle usare. Così ho fatto il contrario del solito: avendo già registrato il cantato, ho lavorato al contrario costruendo le basi da me cercando di ricostruire il genere di Aleaka, ma deviando poi verso qualcosa di più mio – una sorta di elettronica degli ultimi anni, con suoni vecchi giusto un attimo rinfrescati. Infatti, se ascolti bene le tracks, solo Pesci nelle Reti ha una struttura pop classica, le altre invece hanno strutture atipiche proprio per questa scelta».

 

S.G. «East coast o west coast?».

Metrico «Allora, ti dico – le prime “sensazioni” le ho avuto con la west coast dove ho imparato l’importanza del flow, e con la east coast soltanto dopo – dove ho capito l’importanza della metrica e del numero di rime e delle tematiche. Adesso, nel 2015, è una domanda difficile, non riesco a darti una risposta su due piedi; forse anni fa era più semplice, ed è a quell’epoca che si riferiscono i miei commenti di sopra!».

 

S.G. «Come è organizzata la struttura dei live nel mondo del rap?».

Metrico «Non è una domanda che puoi porre a me ora, perché sono tornato in Italia da troppo poco – l’ultima volta sul palco era per una gara di freestyle nel 2009. Credo sia cambiato tutto e ci sia più spazio di prima; non ho ancora avuto modo di testarlo… poi ho trent’anni, non sono più come quando mi bastava un microfono; se salgo sul palco voglio preparare uno show, avere qualcosa di serio anche con Mirty a livello di palco».

S.G. «Com’è la produzione rap?».

Metrico «L’approccio è sicuramente diverso da quelle di una band, soprattutto se fai rap con basi campionate; i tempi di costruzione di una traccia sono tagliati – devi registrare solo la voce. Questo non significa che la qualità si ottenga in fretta, anzi: serve tempo ad ugual maniera per ottenere una buona qualità e, ad esempio, io penso di essere ancora lontano dal meglio che io possa fare…».

 

S.G. «Dove troveremo Metrico prossimamente e dove invece Riccardo Vojvoda?».

Metrico «Metrico sarà in studio a registrare il prossimo lavoro, già scritto con basi; sei pezzi ma è possibile che cresca, vedremo i risvolti di Persona (a mio modesto parare i pezzi nuovi spaccano ancora di più). Ed è un lavoro tematico, un piccolo concept album (nulla di estremo alla Pink Floyd). Riccardo Vojvoda invece segue con suo fratello un progetto video per una serie web con un buon investimento per tentare di farci notare – rimanete in contatto per tutti i casi!».

 

S.G. «Altro da dichiarare?».

«Ultima cosa: nel mio campo di solito si usa fare i props (nel mio campo, nell’hip pop… insomma). Voglio ringraziare tantissimo Vest’O Beats che ha fatto la base della traccia tre, Spasmi di Stasi; me l’ha fatta in poco tempo, super-coerente col resto dell’album – mitico! Ringrazio anche ÈN | broken luna per la grafica… e spero di non aver dimenticato nessuno!».

 

Questa breve intrusione in un genere che non fa per me è stata interessante, tant’è che continuo a chiacchierare con Riccardo. Ci raccontiamo progetti e idee, mi linka cose, gli linko cose.

Parliamo ancora un po’ di rap e di registrazioni, di progetti di altri rapper e della scena italiana. Si fa tardi – e pensare che io odiavo il rap.

Credo di essere una persona un briciolo diversa dopo aver incontrato Metrico.

spirito giovane

 

Per seguire Metrico su Facebook, sito internet o via e-mail a riccardovojvoda@gmail.com

 

 

 

 

 

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